"Smart Working"

Cosa è lo Smart Working?

L’Osservatorio del Politecnico di Milano lo definisce ”una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”.

Inoltre, secondo i maggiori esperti di organizzazione, lo smart working è il miglio modo (almeno per il momento) per garantire un ottimo worklife balance, ovvero un ottimo bilanciamento tra vita lavorativa e vita personale.

Emergenza Coronavirus

L’ emergenza Coronavirus spinge molte aziende a chiedere ai loro dipendenti di lavorare da remoto, cioè da casa, applicando quindi lo smart working, il lavoro agile. Per arginare il dilagare del Corononavirus è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del 23 febbraio 2020 per facilitare l’avvio di tali pratiche subito, senza vincoli di accordi aziendali in genere previsti in questi casi.

Come si legge sul testo pubblicato in Gazzetta ufficiale, la decisione è stata presa dalla Presidenza del Consiglio “ritenuta la straordinaria  necessità e urgenza di emanare disposizioni per contrastare l’emergenza epidemiologica da Covid-19, adottando misure di contrasto e contenimento  alla  diffusione  del predetto virus”.

Inoltre, nell’ambito delle misure adottate dal Governo per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 (coronavirus), il Presidente del Consiglio dei ministri ha emanato il 1° marzo 2020 un nuovo Decreto che interviene sulle modalità di accesso allo smart working, confermate anche dal Decreto del 4 marzo 2020.

L’Italia si avvia a seguire le orme della Cina, dove da settimane è in atto quello che è stato definito “il più grande esperimento di smartworking mai messo in atto”, milioni di lavoratori costretti a casa per la quarantena obbligatoria stabilita dal governo per tutti i cittadini, per contenere la diffusione del coronavirus, al lavoro con telefono e computer. Con numeri diversi, l’Italia può seguire la stessa strada sull’onda della stessa emergenza sanitaria.

Inoltre, come ha sottolineato Mariano CorsoResponsabile Scientifico dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, «Lo Smart Working non può essere la soluzione per “bloccare” l’epidemia ma, con l’impegno di tutti, può rappresentare una misura per ridurre rischi, attenuare disagi e contenere gli enormi danni economici e sociali che questa emergenza rischia di causare. I lavoratori, e soprattutto coloro che sono già Smart Workers, devono restituire il credito di fiducia dimostrando autonomia, impegno e senso di responsabilità».

Insomma l’emergenza rappresenta una grande sfida anche sotto il profilo dell’evoluzione del lavoro: se lo smart working si affermasse come una buona soluzione per superare le difficoltà temporanee, significherebbe anche poter dare maggiore spazio in futuro a modelli di organizzazione che prediligono la flessibilità, con maggiori vantaggi competitivi dell’azienda e benefici “collaterali”, da quelli sulla vita personale dei dipendenti a quelli sul traffico cittadino e più in generale sull’ambiente.

Lo Smart Working, in estrema sintesi, è una nuova dimensione del lavoro che da un lato favorisce la produttività individuale e la continuità operativa dell’utente (e quindi del business), e, dall’altro, permette una significativa flessibilità rispetto al posto di lavoro.

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